di Michel Hazanavicius con Jean Dujardin, Bérénice Bejo e John Goodman
Chi l’avrebbe mai detto che un film muto e in bianco e nero sarebbe stato la rivelazione dell’anno? A memoria l’ultimo film muto che ricordo è Silent Movie di Mel Brooks, in cui l’unico a proferire parola è il mimo Marcel Marceau, ma in confronto a The Artist L’Ultima Follia di Mel Brooks rimane proprio una follia.
Siamo nel 1927 e George Valentin è la più grande star del cinema muto. Un giorno si fa casualmente fotografare in compagnia di Peppy Miller e piano piano la fama di lei finisce per oscurare la sua, grazie anche al passaggio da cinema muto a sonoro. George dovrà cercare di ritrovare sé stesso e nuovi stimoli per riacquistare fiducia in se stesso e ritornare grande.
Michel Hazanavicious realizza un film originale, rinfrescante, positivo e soprattutto di gran classe. Jean Dujardin si merita tutti i riconoscimenti che ha raccolto fino ad ora, e la sua interpretazione è di quelle che non si dimentica appena usciti dalla sala. Espressivo come solo i film muti lo richiedono – ma in maniera moderna e contemporanea – convincente, con uno sguardo e un sorriso che da soli trasmettono più di cento pagine di sceneggiatura, Jean Dujardin trasforma The Artist in un viaggio nel tempo per una platea moderna che non conosce o fatica ad apprezzare il cinema muto degli anni dieci e venti. Sempre dinamico, frizzante e solare, The Artist non è mai noioso, lento o patetico. Certo, la storia non è delle più originali e fa subito pensare a Singing in the Rain, soprattutto per la tematica del passaggio dal muto al sonoro, ma la dolcezza e sensibilità con cui tutti i personaggi sono tratteggiati e con cui ogni sfumatura e ammiccamento sono presentati, rendono The Artist un film di rara intensità emotiva e stilistica.
Bérénice Bejo è adorabile nel ruolo della stella nascente nonché innamorata del nostro protagonista, e anche il contorno di attori che supporta la coppia centrale non fa altro che dare ancora più spessore e significato a un film che finalmente ha avuto il coraggio di osare e stupire senza volgarità, violenza o straripanti effetti speciali, ma con intelligenza e raffinatezza.
Vincerà qualche Oscar? Chissà. Ricordiamoci di Shakespeare in Love nel 1999!
VOTO: 8.5





